Nella letteratura per l’infanzia e per l’adolescenza esiste un piccolo esercito di personaggi che raramente occupano il centro della scena. Questi personaggi parlano poco, non guidano l’azione e spesso sfuggono a una prima lettura attenta. Eppure, osservano tutto con attenzione. Sono gli “spettatori silenziosi”: presenze laterali che accompagnano le avventure dei protagonisti senza mai intervenire, come se abitassero il margine della pagina insieme al lettore.
Negli albi illustrati questa figura assume una forza particolare, perché l’immagine permette di disseminare dettagli, sguardi e comparse che ampliano il racconto senza bisogno di parole. Il lettore bambino li scopre lentamente, spesso nelle riletture, quando l’occhio smette di inseguire soltanto l’azione principale e comincia a esplorare i bordi della scena.
Un esempio meraviglioso sono i gabbiani ne L’Onda di Suzy Lee edito in Italia da Corraini. La protagonista gioca sulla spiaggia davanti all’onda che avanza e si ritrae, in una danza fatta di timore, sfida e meraviglia. Intorno a lei, però, ci sono i gabbiani. Non prendono parte al gioco, non modificano gli eventi, ma seguono la bambina con attenzione costante. Sono spettatori discreti della relazione tra il corpo umano e il mare. La loro presenza crea un controcampo silenzioso: mentre noi osserviamo la bambina, i gabbiani osservano lei. Diventano quasi un pubblico interno alla storia, complici del lettore.

Qualcosa di simile accade in L’uovo e la gallina di Iela Mari edito da Babalibri, dove le formiche attraversano le pagine come piccole testimoni instancabili della metamorfosi dell’uovo. In un albo costruito sul ciclo della vita e sulla trasformazione, questi minuscoli personaggi secondari sembrano custodire il tempo del racconto. Non interferiscono mai, ma accompagnano il cambiamento con la pazienza di chi sa osservare. Le formiche costringono il lettore a rallentare, a soffermarsi sui dettagli, a capire che la storia non vive soltanto nel centro dell’immagine. In alcune sceme imitano le azioni del pulcino come mangiare, giocare e riposare in un luogo accogliente e sicuro.
Anche la gallina stessa, in fondo, è insieme protagonista e spettatrice: guarda il proprio uovo, ne attende il mutamento, assiste a ciò che accade senza poter controllare davvero il processo. In molti albi per l’infanzia il confine tra chi agisce e chi osserva è sottile, e spesso il racconto nasce proprio da questa oscillazione.


Nelle opere illustrate da autori contemporanei è frequente incontrare animali che popolano gli angoli della tavola. Figure apparentemente decorative che, in realtà, instaurano un legame segreto con chi legge. Il gatto, in particolare, è uno spettatore ideale: indipendente, distaccato, curioso. Si muove tra le scene senza far parte pienamente dell’azione, come se custodisse un sapere nascosto agli altri personaggi. La sua presenza suggerisce che ogni storia prosegua oltre il confine del visibile.
Due esempi emblematici sono il gatto di E se fossi qualcos’altro? di Bruno Zocca, edito da Lupoguido, e quello di Vai a fare il bagno! di Taro Gomi, pubblicato da Kalandraka, in cui il gatto riveste due ruoli molto differenti.




Nel libro di Zocca è simbolo di trasformazione e immaginazione: accompagna il bambino in un gioco di identità fluide, dove tutto può diventare qualcos’altro. La narrazione è poetica e sospesa e il gatto rappresenta curiosità e libertà interiore. In Gomi, invece, è una figura comica e ribelle. Inserito nella routine quotidiana del bagno, diventa il simbolo della resistenza infantile alle regole degli adulti. Nonostante le differenze, in entrambi i libri il gatto resta alleato dell’infanzia: un animale libero, imprevedibile e capace di mettere in discussione l’ordine del mondo adulto.
Questi personaggi “marginali” svolgono una funzione fondamentale nella formazione dello sguardo del lettore bambino. Insegnano che leggere significa anche osservare ciò che non è immediatamente evidente. Gli spettatori silenziosi educano all’attenzione periferica, alla scoperta lenta, alla rilettura. Invitano il bambino a diventare un lettore investigatore, capace di cercare connessioni nei dettagli apparentemente insignificanti.
C’è poi un aspetto ancora più profondo: questi osservatori nascosti rappresentano il lettore dentro la storia. Come loro, anche noi non possiamo intervenire negli eventi. Seguiamo i movimenti della vicenda, ci emozioniamo, anticipiamo, temiamo, ma restiamo sulla soglia dell’azione, attraversano silenziosi molti albi illustrati e condividono con noi la stessa posizione narrativa: guardano.
Ed è forse proprio questo che li rende indimenticabili. Ci ricordano che nelle storie non contano soltanto gli eroi e le loro imprese, ma anche chi resta ai margini ad assistere al miracolo del racconto, come il peluche “ippopotamo” di Tempestina di Lena Anderson edito da Lupoguido.
Il peluche assume una funzione affettiva e simbolica più profonda di quella di un semplice oggetto infantile. Inserito nel paesaggio nordico e ventoso della storia, il pupazzo diventa una presenza rassicurante che accompagna Stina nell’esplorazione del mondo e della tempesta. L’ippopotamo, animale grande e quieto, rappresenta infatti una forma di protezione emotiva: è il contrappunto morbido alla forza inquieta della natura. Lena Anderson costruisce così un delicato equilibrio tra avventura e sicurezza, mostrando come l’infanzia abbia bisogno, insieme, di coraggio e di rifugi simbolici.


La stessa funzione affettiva la svolge il cane nell’albo illustrato La prima neve di Bomi Park del catalogo di Lupoguido, che accompagna la bambina come una presenza simbolica fondamentale e lontana dall’essere un semplice elemento decorativo. Silenzioso e fedele, il cane rappresenta il tramite tra il mondo domestico e quello dell’immaginazione: segue la protagonista nella scoperta della neve, condividendo con lei uno sguardo puro e istintivo sulla realtà.
La sua funzione narrativa è anche emotiva. In un libro costruito su pochi dialoghi, suoni ovattati e immagini delicate, il cane diventa una figura rassicurante che attenua il senso di smarrimento davanti al paesaggio trasformato dalla neve. Accanto alla bambina, egli incarna l’innocenza dell’infanzia e la capacità di meravigliarsi senza paura. Il colore bianco del cane sembra quasi confondersi con la neve stessa: è come se l’animale appartenesse naturalmente a quel mondo sospeso e silenzioso. Così, il cane diventa il compagno ideale di un viaggio iniziatico, in cui la “prima neve” coincide con la prima vera esperienza poetica del mondo.
Da un punto di vista critico, gli spettatori silenziosi rappresentano uno degli elementi più sofisticati della letteratura illustrata contemporanea. La loro funzione non è soltanto estetica o decorativa: essi costruiscono una seconda soglia narrativa, un livello di lettura parallelo che mette in discussione la centralità assoluta del protagonista. Attraverso queste presenze marginali, l’albo illustrato dimostra di poter raccontare anche ciò che accade ai bordi dell’evento, negli interstizi dell’azione.
La grande letteratura per l’infanzia non educa soltanto a seguire una trama; educa a guardare. In questo senso questi personaggi costringono il lettore a sviluppare un’attenzione laterale, non gerarchica, capace di cogliere relazioni, atmosfere e dettagli minimi. È una pedagogia dello sguardo che si oppone alla fruizione rapida e consumistica delle immagini.
Questi personaggi marginali rivelano inoltre una caratteristica fondamentale dell’albo illustrato: la sua natura corale. Anche quando sembra concentrarsi su un singolo protagonista, il libro per bambini conserva sempre una pluralità di vite e di presenze che abitano la pagina. Lo sfondo non è mai davvero sfondo. Ogni figura osserva, registra, accompagna. La storia diventa allora un ecosistema di sguardi reciproci.
Questo meccanismo narrativo ricorre anche ne La camera del leone di Adrien Perlange, pubblicato da Fatatrac. Piccole presenze inaspettate si muovono ai margini della scena e, attraverso un effetto domino, si inseriscono nella trama modificando traiettorie, espressioni e decisioni dei protagonisti, tenendo il lettore con il fiato sospeso, nascosto insieme ai bambini e alle bambine dalla minaccia del leone.



In un’epoca dominata dalla visibilità, dalla performance e dalla costante esigenza di “agire”, gli spettatori silenziosi ridanno dignità narrativa all’osservazione, all’attesa e alla contemplazione. Proprio in questo risiede la sorprendente maturità artistica della letteratura per l’infanzia: nell’abilità di insegnare, attraverso figure quasi invisibili, che anche il semplice guardare è una forma intensa e profonda di partecipazione.
In Chiuso per ferie di Maja Celija di Topipittori uno degli aspetti più interessanti è proprio il ribaltamento della gerarchia narrativa tradizionale: non sono gli esseri umani o gli animali principali ad occupare il centro della scena, ma oggetti inanimati, dettagli marginali e presenze normalmente considerate secondarie. Attraverso questa scelta, l’albo costruisce una poetica dello scarto e dell’invisibile, dando voce a ciò che nella quotidianità passa inosservato.


Gli oggetti, proprio perché silenziosi e immobili, diventano metafora di una condizione contemporanea fatta di sospensione, di pause e di piccoli abbandoni. Il titolo stesso, Chiuso per ferie, assume così un significato più ampio: non indica soltanto una chiusura temporanea, ma un momento di assenza e di attesa che coinvolge tutto il paesaggio narrativo.
In conclusione, negli albi illustrati i personaggi marginali — animali, figure sullo sfondo, passanti silenziosi — assumono spesso un ruolo critico e poetico di grande rilievo. Pur non essendo al centro dell’azione, osservano la scena diventando testimoni discreti, offrendo al lettore una prospettiva alternativa rispetto a quella dei protagonisti. La loro marginalità non equivale dunque a irrilevanza: al contrario, proprio la loro distanza dall’evento principale consente uno sguardo più libero, contemplativo e talvolta persino rivelatore.
Negli albi illustrati contemporanei, questi personaggi contribuiscono a costruire una narrazione “aperta”, in cui il significato non è imposto, ma suggerito attraverso dettagli visivi, posture e silenzi. Essi invitano il lettore a soffermarsi sui margini dell’immagine, a cogliere ciò che non viene esplicitamente raccontato. In questo senso, il personaggio marginale educa a una lettura lenta e critica, capace di riconoscere valore anche a ciò che sembra secondario.
La loro presenza assume inoltre una forte valenza simbolica: osservando senza intervenire, questi personaggi rappresentano spesso la memoria, la coscienza o la dimensione emotiva della storia. Sono figure che abitano la soglia tra partecipazione e distanza, e che ricordano come ogni esperienza umana sia sempre accompagnata da uno sguardo altro, silenzioso ma essenziale.
Abitando una posizione laterale, essi mostrano come negli albi illustrati il senso più profondo non risieda soltanto nell’azione centrale, ma anche nei dettagli silenziosi che accompagnano e ampliano l’esperienza narrativa del lettore.
